Cosa dice la Legge...
°Statuto dei Lavoratori
°Costituzione Italiana
°CCNL
°Legge 626
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Ottobre 2009 Vi racconto che cosa mi sta accadendo:
Nel 2007 credevo di aver visto il peggio nella mia vita lavorativa... come mi sbagliavo!
Non sapevo che proprio nel momento di maggiore felicità,
quando mi sembrava di aver finalmente trovato il posto dove
avrei potuto lavorare fino alla pensione... ecco che il male ancora una volta mi colpisce con una violenza tale
che sono ancora sotto choc!
Qui sotto la storia
Sono collaboratrice scolastica dal 20/01/1981 a tempo indeterminato e sono nata il 07/08/1957.
Da circa 20 anni soffro di cefalea e emicrania croniche, ho documentazione medica e una dichiarazione di invalidità del 35% .
Vedi la mia pagina sulla cefalea.
Per questi motivi nel 2008 mi trasferisco da Genova Sampierdarena a T. un paesino nelle colline Liguri, sperando che un ambiente diverso e più a misura d’uomo
mi aiuti non a guarire (cosa che è esclusa da tutti i medici) ma almeno a diminuire gli attacchi sia in frequenza sia in intensità.
Chiedo quindi il trasferimento nella vicinissima scuola materna (4 minuti di macchina cronometrati!) che fa parte di una Direzione Didattica
comprendente 10 plessi dislocati nei vari paesini del comune, e ottengo il trasferimento, ho un colloquio con la dirigente della D.D.
e le spiego la mia situazione, dice di soffrire anche lei di cefalea e che mi capisce benissimo, mi assegna alla scuola materna
vicino a casa e io felicissima le prometto di fare il possibile per evitare assenze e così faccio...
mi imbottisco di triptani e vado a lavorare, tanto che a Febbraio mi devono ricoverare per disintossicarmi.
In totale ho fatto 39 giorni di assenza, di cui 20 circa in seguito al ricovero. Ho fatto l’intero anno,
salvo brevi periodi,
da sola, nove ore e mezza tutti i giorni, con mezz’ora di pausa.
I rapporti con le insegnanti sono disastrosi sin dal primo giorno, in particolare con quella che fa le veci della dirigente
(di nome M.), scrive rapporti ingiuriosi e diffamatori nei miei confronti e vengo a saperlo solo per un caso fortuito:
lei non mi ha mai comunicato le sue perplessità se così vogliamo chiamarle, o i suoi malumori sul mio lavoro,
né la dirigente mi ha mai convocata per chiedermi spiegazioni, addirittura durante un paio di telefonate fatte da me proprio per capire certi
atteggiamenti negativi della suddetta maestra, la dirigente mi dice di non preoccuparmi, che sono cose su cui si può sorvolare visto che io sono
di ruolo e le insegnanti no... (sic!) di non preoccuparmi perché per quello che la riguarda non ha niente di cui lamentarsi.
Impossibile qui raccontare nel dettaglio 9 mesi di soprusi e angherie di ogni tipo,
vi dico solo che non mi rivolgevano la parola se non per servizio, mi ostacolavano in ogni più piccola cosa,
mi escludevano da feste, compleanni, foto di gruppo, riunioni; le circolari mi arrivavano in ritardo,
se parlavano fra di loro e arrivavo io smettevano di colpo, le ho beccate più di una volta ad origliare
quando ero al telefono, tenevano nascosto il telefonino di servizio che serve per le emergenze
(sovente infatti il telefono fisso restava isolato per temporali o disservizi della rete),
il pc che nessuna di loro sapeva usare mi era precluso e guai a dirmi la password neppure
quando ho dovuto fare il corso con il cd della 626, mi ci sono voluti quattro giorni perchè
dovevo aspettare i comodi della maestra per accedere al pc, e venivo interrotta continuamente per ogni cretinata.
La scuola in questione è tutta su un piano, una specie di casetta bellissima, immersa nel verde di questa splendida collina,
c’è un salone molto grande, tre aule luminosissime, di cui una adibita a laboratorio di pittura, i bagni dei bimbi,
quello delle maestre, poi due locali interconnessi magazzino e bagno di servizio per gli stracci, scope, ecc. e la cucina
che serve solo per organizzare i pasti che arrivano dal centro cottura. La cucina è spaziosa e ha un’uscita antipanico
che dà sul retro della scuola, lì andavo a fumare, e in cucina facevo colazione e i primi tempi mangiavo nella mezz’ora di pausa.
I pasti arrivano intorno alle 12.00, da quell’ora fino a che non veniva servita la frutta io non potevo entrare in cucina,
per il resto nessun problema, così ogni tanto durante la giornata mi rifugiavo in cucina per sottrarmi al rumore assordante
dei bambini che le maestre lasciavano liberi di giocare nel salone per gran parte della mattinata e dopo pranzo,
e come detto più sopra andavo a fumare fuori dalla porta antipanico.
La suddetta maestra M. in mia assenza (durante il ricovero
e seguente malattia) fa chiudere la cucina con un lucchetto.
Chi frequenta i miei siti e blog sa che mi occupo di grafica web,
realizzo siti web e template per splinder e altre piattaforme per blogger, inoltre quando posso
mi dedico al country painting e al cucito creativo, mi piace lavorare con le paste modellabili,
sono bravina anche con la pittura su vetro e stoffa, mi sono cimentata anche con il decoupage ma
mi dava poca soddisfazione, i disegni mi piace crearmeli da sola; da quando abito qui sto cercando
di imparare a coltivare l’orto [per ora piccole cose, ma sono sulla buona strada :-)) ], leggo
tantissimo e di tutto, dai testi universitari che ogni tanto rispolvero (non mi sono laureata
in scienze dell’educazione per soli due esami, a causa della malattia), la narrativa in genere:
biografie, saggi, fantascienza, horror, romanzi, ecc, ecc.
Insomma non sono una che dorme in piedi, pur con il dolore quotidiano che mi tormenta il cervello,
cerco di vivere come una persona normale.
Mi piace confrontarmi e dialogare, condividere con altri le poche cose che so e acquisirne di nuove.
In un ambiente come la scuola dell’infanzia la mia fantasia scalpita.
Quando lavoravo in una scuola materna del comune, un’estate ho dipinto
tutte le vetrate con i temi del bosco da un lato e quelli marini dall’altro,
ogni volta che c’era da fare un cartellone, un pannello chiamavano me ad aiutarle.
Qui niente da fare, ogni mia iniziativa veniva boicottata, addirittura negandomi il materiale per colorare o facendolo sparire dal mio tavolino.
Le umiliazioni e i ripetuti soprusi da parte della maestra e sue colleghe continuano ma io
le ignoro e aspetto solo di andare in ferie per riprendermi da un anno difficile.
Sto parlando di cinque maestre: quanto vale la mia parola contro la loro?
Mi hanno messo contro anche le mamme, la prova l’ho avuta a Natale quando nessuna è venuta
a ringraziarmi (non dico a farmi un pensierino come è uso fare nelle materne, e come hanno fatto anche qui...
si, ma solo alle maestre) a farmi gli auguri, l’unica che lo ha fatto si era sbagliata, pensava fossi una maestra.
Devo precisare che a parte un paio di mamme che accompagnano i bambini personalmente, i piccoli arrivano e tornano a
casa con il pulmino, quindi io le mamme le vedevo solo nelle feste.
Ho saputo che in una riunione la maestra M. alla richiesta di una mamma circa il materiale di pulizia (che è scarsissimo!!)
ha detto che io dicevo sciocchezze: “il materiale c’è e vi faccio vedere l’ordine!” che però
ha solo sventolato ben distante dagli occhi delle mamme.
Non pensate anche voi che mi stesse accusando di rubare il materiale?
Io l’ho pensato e secondo voi chi era presente alla riunione cos’ha pensato?
Una sera non ho firmato il foglio firma, il giorno dopo sono stata convocata dalla segretaria della scuola (DSGA),
è successo il finimondo, “una cosa gravissima!!” “danno erariale” ecc ecc.
Da quel momento ho iniziato a fotocopiare i fogli firma delle maestre, ne ho una decina dove lei
e solo lei non firma di default, ergo il fatto è gravissimo se lo commette la bidella ma se è la maestra a commetterlo....
Insomma.. arriviamo alle sospirate ferie.
Il primo settembre devo rientrare in servizio ma sto male già da 15 giorni,
attacchi violentissimi di mal di testa con vomito, giorni a letto al buio,
in silenzio; così non rientro, comunico la malattia.
Dopo due giorni mi chiama un’impiegata che non si qualifica se non dopo
mia insistenza e mi dice con fare sgarbato che intenzioni ho, se rientro o cosa?
Sono sana o malata? In ogni caso, aggiunge che quando rientro devo andare in sede
e consegnare le chiavi di T.: nella mia testa suona un campanellino d’allarme.
Ricevo due telefonate: una è la signora che fa la distribuzione del pasto e l’altra è una signora
di Napoli che ha prestato servizio come supplente bidella nella D.D. e ha lavorato un breve periodo
con me a T., entrambe mi chiedevano se fosse vero che io non fossi più a T. perchè avendomi cercata
lì era stato detto loro che io non lavoravo più in quella scuola e chi parlava era la nuova bidella.
A questo punto chiamo la direzione dicendo che lunedì vorrei rientrare in servizio mi risponde
il nuovo DSGA e mi dice che non sono più a T. ma devo prendere servizio in sede, chiedo spiegazioni,
non me le sa dare o non vuole, dice che è una decisione della dirigente presa in una riunione fatta
la settimana scorsa con tutti i rappresentanti della scuola, RSU e sindacato.
La motivazione data dalla dirigente è che per le mie assenze lei ha difficoltà a sostituirmi visto
che sono l’unica bidella in servizio a T., (chissà come mai in questi giorni però sono in due
a svolgere le mie mansioni?) poi quali difficoltà viste le assenze dell’anno scorso?
Quel pomeriggio avevo appuntamento con il sindacato per avere qualche chiarimento in merito
alla pensione di inabilità che vorrei fare, così ho incontrato il sindacalista che era
presente alla famosa riunione, gli ho chiesto come mai non ha detto nulla e come mai non mi ha chiamata per avvisarmi.
Imbarazzo e nessuna risposta soddisfacente.
Comunque mi ha detto di scrivere una raccomandata chiedendo spiegazioni scritte alla dirigente e un incontro.
Aggiungo che pur avendo preso appuntamento con il sindacato per la questione inabilità, mi sono sentita dire
che non c’era il medico legale perciò slitta tutto all’8 ottobre.
Il 25 settembre ricevo una telefonata da una mia collega della sede, fa parte delle RSU,
che mi chiede se lunedì rientro, le dico di si, dice di andare in sede e di parlare con il DSGA,
aggiunge che le tre maestre in servizio quest’anno (una è nuova e non mi conosce)
sono andate in sede e hanno depositato un’altra denuncia nei miei confronti e chiedono il mio allontanamento per incompatibilità ambientale.
Il 28 Settembre riprendo servizio, vado nella mia scuola perchè l’avvocato
mi dice che se non ho ricevuto nessuna comunicazione scritta il trasferimento
non è valido, infatti la dirigente non ha risposto alla mia raccomandata pur avendola ricevuta il 21/09/09.
Nella mia scuola trovo la nuova bidella che vedendomi si agita e mi dice che lei è stufa di dover cambiare
plesso di continuo, che va dai sindacati, ecc. il mio stipetto se l’è preso la maestra M.
che lo ha svuotato delle mie cose e buttate in un sacchetto. Tutto ciò che io avevo fatto
è stato smantellato, anche il tavolino che avevo messo vicino alla porta d’ingresso non c’è più,
lo hanno messo vicino ad un gabinetto in disuso, accanto al piccolo magazzino, spesso da lì esce una puzza
insopportabile perchè pur non usato, non potendo tirare la catena vi lascio immaginare nei giorni di “maccaia” che cosa possa uscire da lì...
Chiamo in sede e il segretario mi dice che non si tratta di trasferimento ma di un ordine di servizio perciò devo andare in sede.
Vado, parliamo e mi dice che lui essendo nuovo si trova in una situazione difficile,
si è trovato una serie di verbali e denunce nei miei confronti, un ordine di servizio della dirigente che mi spostava in sede,
e può solo cercare di venirmi incontro con tre proposte:
1) tornare a T. e parlare con le maestre ma la decisione finale spetta a loro... lo guardo come se vedessi un alieno, ma cosa sta dicendo?
2) restare in sede (8 km circa da casa mia), c’è più gente e se mi metto in malattia do meno fastidio...
3) andare ad A. una scuola elementare che dista da casa mia circa quattro km (al cospetto del km scarso che mi occorreva per andare a T.), e che saremmo in due.
Mi dice che non può farmi vedere i verbali a mio carico ma che posso richiederli tramite sindacato,
comunque ne sono stati scritti non solo dalle maestre, ma ci sono firme di mamme e uno della precedente DSGA.
Ora io mi sono posta delle domande...
-visto che la scuola l’ho sempre tenuta pulitissima (nonostante lo scarso materiale, tanto che la stecca per i vetri, guanti a straccetti, me li sono portati da casa)
-visto che con i bambini mi comporto come se fossero i miei nipoti
-visto che la mia educazione rasenta la stupidità (non riesco proprio a non essere gentile a meno che non venga insultata o aggredita)
-vista la mia patologica esigenza di dialogo e confronto civile soprattutto in caso di divergenze
-visto il mio bisogno di “quieto vivere” accentuato dalla malattia che mi ha portata ad avere reazioni minime ai loro attacchi
-vista la mia felicità nell’aver ottenuto la sede richiesta
-visto che nessuno mi ha mai rimproverata apertamente (a parte per la firma dimenticata), e che le maestre non sono mai e ripeto MAI venute da me a dirmi cosa non gli piacesse del mio modo di lavorare o del mio modo di comportarmi
-visto che le mamme non mi hanno conosciuta se non attraverso le parole delle maestre
-visto che la dirigente mi ha sempre assicurato che lei era soddisfatta di me
-visto che nonostante la malattia sono riuscita a limitare le assenze procurando ulteriori danni alla mia salute
-visto che ho accettato di lavorare da sola per quasi tutto l’anno e a 9 ore e mezza al giorno
.... mi chiedo:
Perchè ora mi ritrovo in un mare di fango (che ancora non conosco per intero, nota bene!), allontanata dalla scuola come se avessi fatto chissà quali gravissime infrazioni, schifata come avessi la peste? Perchè se chiedo “PERCHE’” non mi rispondono o dicono che non possono parlare di atti che si possono visionare solo dopo richiesta, intanto però io devo spostarmi, andare in una scuola diversa a km di distanza da casa e nelle mie condizioni di salute?
Perchè il sindacato non mi aiuta e quando li chiamo o vado nelle loro sedi mi trattano con sufficienza e stanno tutto il tempo al telefono mentre io sono lì seduta davanti a loro?
Inoltre: può un’impiegata alla quale ti rivolgi per chiedere dei documenti urgenti guardarti come se vedesse una merda e dirti che lo farà con calma, quando e se avrà tempo?
Può la dignità di una persona essere smembrata e data in pasto agli avvoltoi, come nulla fosse?
Si è dato per scontato che le parole delle maestre fossero vere, nessuno ha voluto ascoltare le
MIE parole, non mi hanno dato la possibilità di difendermi (e continuo a ricordarlo: io non so ancora precisamente di cosa sono accusata) ma hanno emesso la sentenza! Ma neppure i serial killer sono trattati così! Anche a loro è concessa una difesa e un processo... a me no!
Mi e vi chiedo si può fare una cosa del genere?
Intanto io sono devastata dal mal di testa e da quello che non esiterei a definire esaurimento, piango per ogni sciocchezza e so
che è rabbia, frustrazione, impotenza al cospetto di tanta cattiveria gratuita... ma appena avrò in mano la documentazione
e potrò muovermi in sede legale non ci sarà pietà per nessuno.
Luglio 2007 Alcune considerazioni
Dopo aver letto la dinamica del Mobbing stilata da LEYMANN, e analizzata alla
luce delle mie esperienze, mi sono posta alcune domande
una in particolare: come dimostrare il mobbing quando si attua in forme più
subdole?
Avete presente quel lento
stillicidio di malumori che si snoda per giorni, settimane, mesi... ?
Può nascere da una lite fra colleghi o con un superiore, lite che non trascende
e sembra finita lì ma restano latenti i rancori, le parole non dette per evitare
guai sul lavoro, o per educazione.
Si inizia con il salutarsi un po' freddamente, con il rivolgersi poche parole e
solo per esigenze di servizio, se si tratta di colleghi si formano le
coalizioni, i pettegolezzi, le malignità, i dispetti, la maldicenza riportata ai
superiori. Insomma nascono quelle procedure automatiche tese a mettere in
cattiva luce il soggetto ritenuto colpevole.
Si alimentano dicerie sul suo comportamento scorretto sul lavoro fino a
sconfinare nella sua vita privata.
Fin qui niente di strano, succede spesso nei posti di lavoro, il problema nasce
quando i superiori coadiuvano questi comportamenti o addirittura ne sono i
promotori. qui le cose si complicano perché un superiore può davvero rendere la
vita di un dipendente un inferno e, senza incorrere in sanzioni, può usare tutti
i mezzi legali a sua disposizione senza sconfinare nell'abuso conclamato. Può
giustificare le sue direttive come esigenze di servizio.
Sottile lavorio di isolamento del colpevole, denigrazione e umiliazione.
Ripeto sottile... non dimostrabile in una causa, davanti ad un giudice.
Cosa può dire il dipendente a un
giudice?
che i colleghi parlavano male di lui alle sue
spalle? che il dirigente gli chiedeva di fare lavori non di sua competenza?
In certi lavori è difficile stabilire le competenze, il confine non è
chiarissimo, specialmente se parliamo di lavori manuali, di "basso livello".
Se il dirigente ti sta con il fiato sul collo, mentre gli altri possono fare
pause caffè (fuori dall'edificio sede del lavoro) di un'ora e più... cosa
fai, ti metti a fare foto o registrare video con il telefonino? O chiami
"Striscia la notizia"? A volte dimostrare un sopruso non è così facile, devi
raccontare troppi particolari che una volta detti suonano come dettati da
rancori personali e... attenzione! Se non si riesce a dimostrare una reale
situazione di mobbing si rischia il licenziamento: oltre alla beffa il
danno.
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Ecco un esempio di mobbing difficile da dimostrare
Una mattina come tante in una scuola superiore,
la collaboratrice scolastica addetta al piano, sta facendo sorveglianza durante
l'intervallo.
Premessa:
avete mai visto una scuola durante la
"ricreazione" o intervallo o pausa delle 10.30, che dir si voglia?
Immagino di si, ma voglio farvi un breve riassunto: ancor prima che suoni la
campanella si spalancano le porte delle aule e orde di giovani barbari si
riversano nei corridoi correndo verso i bagni o le macchinette di bevande e
merendine, oppure negli spazi adibiti al fumo, il tutto condito da un
marasma di rumori che vanno dall'urlo dello scuoiato vivo, alle risate di
un' intero branco di jene ridens... va bene, è giusto così, è l'età, magari
meno corretto è riempire i gabinetti di interi rotoli di carta igienica, o
sapone per le mani con relativo dispenser, o pacchetti di sigarette vuoti, è
poco corretto fare i bisogni fuori dal water o sputare sul pavimento, usare
le scope e le palette per fare la battaglia, smontare le porte e lanciarle
nei corridoi, prendere a calci i cestini della carta, buttare per terra
bicchierini di caffè, lattine di coca, brandelli di tramezzini, ecc. e tutti
fumano... nei gabinetti, o sul terrazzo e tutti buttano le cicche per terra,
nei lavandini, nei cestini della spazzatura, sui davanzali, nei corridoi,
nelle scale. Nelle aule incustodite volano quaderni, gessi, matite, penne,
bucce d'arancia, pezzi di merenda... E tutti hanno gli auricolari per
ascoltare musica e parlano al cellulare.
Torniamo alla nostra collaboratrice in una mattina come tante altre, immersa
in questo marasma di giovani vite di ogni colore e razza.
L'intervallo sta per finire e a fatica si riesce
a far rientrare i ragazzi nelle aule, qualche professore è in ritardo, e i
ragazzi ne approfittano imboscandosi nei bagni, attardandosi alle macchinette
del caffè, pomiciando negli angoli nascosti, insomma, le solite cose.
La collaboratrice cerca di riportare l'ordine e,
scopa in mano, tenta di ripulire quel macello di carte, lattine, bicchierini,
cicche... quando sente sbattere violentemente la porta di uno dei bagni e subito
dopo vede arrivare a passo sostenuto, sigaretta in bocca, uno dei ragazzi
inseriti in un progetto di recupero: rasato, pantaloni a metà sedere con mutanda
in vista, borchie, tatuaggi, piercing... E fin qui nulla di anomalo, in quella
scuola tutto è permesso, berrettini, bandane, pance scoperte, tanga in bella
vista, mangiare in classe, ecc.
La collaboratrice lo guarda e capisce che è su di
giri, sta imprecando a bassa voce e si dirige verso la macchinetta del caffè,
lei si avvicina, e con calma cerca di convincerlo a tornare in classe. Lui
borbotta qualcosa poi dice che si fa un giro... ne fa 20 di giri! Lei gli ripete
di andare in classe e lui per tutta risposta inizia ad urlarle in faccia di non
rompergli i c..., porca M..., porco D..., che c... vuoi putt... ecc. ecc.
Ciliegina sulla torta le sputa ripetutamente addosso.
Non è la prima volta che uno "studente" insulta
una collaboratrice o si lascia andare a gesti violenti e non è la prima volta
che detto personale si rivolge al vicepreside perché prenda provvedimenti (e
visti i risultati...), ma questa volta la collaboratrice chiede anche che venga
rispettata la sorveglianza da parte dei professori preposti a questo compito (e
che per questo hanno un incentivo economico extra in busta paga) e chiede anche
se lasciare questi ragazzi liberi di scorrazzare per la scuola a tutte le ore
sia una metodologia attuata per attenuare il loro grave disagio psichico, perché
se così fosse gradirebbe esserne informata in modo da poter affrontare le
situazioni con metodo e cognizione di causa; insomma, avere strumenti per
aiutare e collaborare realmente.
La collaboratrice è in vicepresidenza e aspetta
una risposta che non arriva, il vicepreside si alza ed esce, lei lo segue e
aspetta che lui le risponda. Poiché lui non lo fa, lei lo sollecita. Con fare
scocciato e quasi borbottando, lui si degna di rispondere che no, non devono
uscire dalle classi, che il ragazzo poverino, aveva avuto una brutta mattinata
perché convocato con i genitori in presidenza, e che i professori erano presenti
nelle ore di sorveglianza, chi le aveva detto che non c'erano? "Chi pensi che me
l'abbia detto, idiota? Ci sono io al piano e so bene cosa succede e lo sai bene
anche tu!" pensa lei, ma tace, non può dargli dell'idiota... non ora.
Parlare con una persona che ti gira le spalle e
intanto cammina a passo svelto cercando di seminarti non è facile e, a dire il
vero, ti senti anche un po' scema; ma è la prassi, ogni volta che ti rivolgi a
un superiore, o non ricevi risposta, o ti girano le spalle e borbottano qualcosa
al volo.
Ma è difficile rappresentare la scena a parole,
non si possono far capire le espressioni del volto e degli occhi, i silenzi,
la bocca storta in una smorfia di fastidio, i sospiri di "ma cosa vuole
questa qui?", le scrollate di spalle come per togliersi un insetto noioso e
molesto, quella camminata veloce girandoti le spalle come a voler negare la
tua presenza e mantenere le distanze, il tono delle risposte, secco, aspro,
di sufficienza "cosa vuoi sapere tu di didattica, di come si gestisce una
scuola?", come si fa a spiegare cosa si prova quando vedi che non va neppure
in classe a dare una sgridatina (almeno quella) al ragazzo che ti ha sputato
addosso e nel tuo posto di lavoro? Non solo per la persona insultata in sé
ma per la struttura dove avviene il fatto, nel posto dove dovrebbero
insegnarti a vivere, a capire qualcosa del mondo e di te stesso, almeno i
primi rudimenti, visto che le famiglie non sono in grado di farlo.
Comunque la storia come sempre, finisce lì,
nessun provvedimento; e i ragazzi, forti di questo silenzio, si sentono liberi,
anzi, autorizzati a continuare con il loro atteggiamento distruttivo.
Questo è uno dei tanti episodi; quando hanno
distrutto a calci la porta di uno dei bagni, pochi giorni dopo, la stessa
collaboratrice decide di non intervenire, memore dei fatti precedenti, ormai
consapevole dell'inutilità della sua presenza e, soprattutto, non ha voglia di
farsi insultare per l'ennesima volta. Citofona alla collega che avvisi il
vicepreside, mentre arriva un professore che urla come un pazzo, chiede alla
collaboratrice com'è successo, come dire: "tu dov'eri?". E qui sorge spontanea
una domanda visto che non è ora di ricreazione e i ragazzi dovrebbero essere in
classe: "Dov'eri tu, esimio professore?". Perché dovete sapere che se i ragazzi
spaccano la scuola non è colpa loro ma dei bidelli che "non erano al piano" (e
non importa che in realtà il personale fosse al suo posto o a svolgere altre
mansioni) o non sono intervenuti... la colpa non è dei professori che li fanno
uscire dalle classi durante le ore di lezione, che non li puniscono se
commettono atti come quello sopra riportato, e che spesso sembrano intimoriti
dai loro alunni. No.
Il problema grave è che il personale
ausiliario è tenuto a distanza, ritenuto bassa manovalanza, ignorante e
incompetente, (senza considerare che gran parte di detto personale vanta
titoli di studio: la maggior parte ha un diploma e molti hanno fatto
studi universitari o hanno una laurea) perciò non lo si fa partecipe del
processo educativo, dei sistemi adottati nei casi di soggetti
problematici, non si conosce la filosofia di fondo che accompagna
l'insegnamento, il
*POF è solo un pezzo di carta, ricolmo di retorica e qualunquismo,
non una sola parola corrisponde a realtà.
La voglio dire tutta:
cosa pretendete da insegnanti che
quando vanno al bagno non tirano la catena o fanno pipì nel
lavandino schizzando i rubinetti e le piastrelle? Da professori
che ti insultano mentre sei lì che lavi il corridoio (e intanto
ti ci camminano sopra!) dicendoti che il loro bagno è sporco "da
ieri pomeriggio"? Non serve dirgli che da ieri pomeriggio il
bagno è stato lavato già tre volte! e che chi lo sporca in quel
modo indecente sono proprio loro! Non serve perché mentre tenti
di rispondere ti voltano le spalle e se ne vanno... è la
politica della scuola, insulto e ritirata strategica per
impedirti di difenderti, per farti sentire che non conti nulla,
che la tua parola vale quanto la visione del loro sedere.
Ho lavorato in diverse scuole in
questi 27 anni e in tutte ci sono stati contrasti, litigi,
dispetti... insomma le solite cose che accadano quando si vive e
si lavora in gruppo, ma ci sono state anche occasioni di
incontro e di dialogo, sono nate amicizie che dopo tanti anni
durano tutt'ora, c'è stata condivisione e aiuto reciproco e non
solo nell'ambito lavorativo. Ma in questi ultimi anni ho
lavorato in scuole dove tutte le mie convizioni sono crollate
miseramente. Mi fermo qui, perchè troppo avrei da dire e troppo
ho detto, volevo scrivere qualcosa di generico, di impersonale
ma ci sono ancora dentro fino al collo e non è facile parlarne
con distacco.
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È chiaro, e aggiungo per
fortuna, che non sono tutti così, ci sono tantissimi operatori
volenterosi e seri, professori che fanno il loro lavoro con amore e
dedizione e che tentano di riparare i danni di un'incuria nella
gestione del comparto scuola che dura da anni.
Ci sono presidi e segretari che collaborano
con il personale, anche quello di terzo livello; sanno ascoltare e
rispondere intelligentemente. Sanno che la vera missione è il dovere e
il piacere di agire ognuno con il proprio ruolo ma insieme per il bene
dei ragazzi; perché sono lì per crescere, per acquisire quegli strumenti
che faranno di loro degli uomini e donne consapevoli e preparati ad
affrontare il mondo... loro sono il futuro... e adesso è in mano a dei
bistrattati volenterosi "sull'orlo di una crisi di nervi".
Alla prossima!
Renata
*Ecco le finalità dichiarate nel POF (piano dell'offerta formativa) del
suddetto istituto:
Finalità
L'istituto persegue le seguenti finalità educative e formative
Promuovere l'istruzione per il pieno sviluppo
della persona, nel rispetto dei ritmi dell'età evolutiva, nelle sue componenti
fisiche, intellettuali, emotivo-affettive, sociali ed etiche Valorizzare la
diversità delle attitudini e dei risultati formativi, garantendo a tutti il
diritto alla formazione e al recupero dei deficit formativi, promovendo la
motivazione allo studio, rimuovendo comportamenti di competitività, di
indifferenza e di devianza comportamentale Sviluppare la capacità di comprendere
e rispettare le diversità culturali ed il valore dei diritti umani e in
particolare della salute, dell'ambiente, della pace e della cooperazione fra i
cittadini e fra i popoli Promuovere il valore della dignità del lavoro nelle sue
varie forme, indipendentemente dai ruoli e dalle funzioni,
realizzare una comunicazione ed una interazione attiva e significativa tra
tutte le componenti responsabili del processo formativo
per far acquisire ai giovani comportamenti, abilità, esperienze che possano
migliorare la qualità della vita e dell'ambiente che trovano origine e
giustificazione nelle seguenti fonti:
Costituzione Italiana, Legge 59/97, art. 21 sull’autonomia scolastica, D.M.
275/98- Regolamento dell’autonomia, Statuto dei Diritti e dei Doveri degli
studenti, Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. la tradizione
scientifica e pedagogica orientata alla promozione dello sviluppo della persona
e al miglioramento della qualità della vita per se stessi e per gli altri.
Leggi anche:
-Valutazione del danno psichico in ambito INAIL-
-Mie
riflessioni su malattia e lavoro-
Un articolo del Corriere sul Mobbing
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