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Il caso Giovanna Nigris:

Cronaca di una lunga serie di illegalità contro una donna senza tutele sul posto di lavoro.

Mobbing

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Fonti:

*UIL-mobbing
*Esternalizzati

Parliamo di Mobbing

LIPT (Leymann Inventory of Psycological Terrorism)

1 )Comunicazione

· il capo limita la possibilità di esprimersi della vittima · viene sempre interrotto quando parla · i colleghi limitano la sua possibilità di esprimersi · si urla o si rimprovera violentemente con lui · si fanno critiche continue sul suo lavoro · si fanno critiche continue sulla sua vita privata · è vittima di telefonate mute o di minaccia · è vittima di minacce verbali · è vittima di minacce scritte · gli si rifiuta il contatto con gesti o sguardi scostanti · gli si rifiuta il contatto con allusioni dirette

2) Relazioni sociali

· non gli si parla più · non gli si rivolge più la parola · viene trasferito in un ufficio lontano dai colleghi · si proibisce ai colleghi di parlare con lui · ci si comporta come se lui non esistesse

3) Immagine sociale

 · si sparla alle sue spalle · si spargono voci infondate su di lui · lo si ridicolizza · lo si sospetta di essere malato di mente · si cerca di convincerlo a sottoporsi a visita psichiatrica · si prende in giro un suo handicap fisico · si imita il suo modo di parlare o di camminare per prenderlo in giro · si attaccano le sue idee politiche o religiose · si prende in giro la sua vita privata · si prende in giro la sua nazionalità · lo si costringe a fare lavori umilianti · si giudica il suo lavoro in maniera sbagliata e offensiva · si mettono in dubbio le sue decisioni · gli si dicono parolacce o altre espressioni umilianti · gli si fanno offerte sessuali, verbali e non

4)Situazione professionale e privata

· non gli si danno dei compiti da svolgere · gli si toglie ogni tipo di attività lavorativa, in modo che non possa più nemmeno inventarsi un lavoro · gli si danno lavori senza senso · gli si danno lavori molto al di sotto della sua qualificazione professionale · gli si danno sempre nuovi compiti lavorativi · gli si danno lavori umilianti · gli si danno compiti molto al di sopra delle sue capacità o qualificazioni per screditarlo

5) Salute

· lo si costringe a fare lavori che nuocciono alla sua salute · lo si minaccia di violenza fisica · gli si fa violenza leggera per dargli una lezione · gli si fa violenza fisica più pesante · gli si causano danni per svantaggiarlo · gli si creano danni fisici nella sua casa o sul posto di lavoro · gli si mettono le mani addosso a scopo sessuale

Cosa dice la Legge...

°Statuto dei Lavoratori
°Costituzione Italiana
°CCNL
°Legge 626

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Alcune considerazioni

Dopo aver letto la dinamica del Mobbing stilata da LEYMANN, e analizzata alla luce delle mie esperienze, mi sono posta alcune domande
una in particolare: come dimostrare il mobbing quando si attua in forme più subdole?

Avete presente quel lento stillicidio di malumori che si snoda per giorni, settimane, mesi... ?

Può nascere da una lite fra colleghi o con un superiore, lite che non trascende e sembra finita lì ma restano latenti i rancori, le parole non dette per evitare guai sul lavoro, o per educazione.
Si inizia con il salutarsi un po' freddamente, con il rivolgersi poche parole e solo per esigenze di servizio, se si tratta di colleghi si formano le coalizioni, i pettegolezzi, le malignità, i dispetti, la maldicenza riportata ai superiori. Insomma nascono quelle procedure automatiche tese a mettere in cattiva luce il soggetto ritenuto colpevole.
Si alimentano dicerie sul suo comportamento scorretto sul lavoro fino a sconfinare nella sua vita privata.
Fin qui niente di strano, succede spesso nei posti di lavoro, il problema nasce quando i superiori coadiuvano questi comportamenti o addirittura ne sono i promotori. qui le cose si complicano perché un superiore può davvero rendere la vita di un dipendente un inferno e, senza incorrere in sanzioni, può usare tutti i mezzi legali a sua disposizione senza sconfinare nell'abuso conclamato. Può giustificare le sue direttive come esigenze di servizio.

Sottile lavorio di isolamento del colpevole, denigrazione e umiliazione. Ripeto sottile... non dimostrabile in una causa, davanti ad un giudice.

Cosa può dire il dipendente a un giudice?

che i colleghi parlavano male di lui alle sue spalle? che il dirigente gli chiedeva di fare lavori non di sua competenza?

In certi lavori è difficile stabilire le competenze, il confine non è chiarissimo, specialmente se parliamo di lavori manuali, di "basso livello". Se il dirigente ti sta con il fiato sul collo, mentre gli altri possono fare pause caffè (fuori dall'edificio sede del lavoro) di un'ora e più... cosa fai, ti metti a fare foto o registrare video con il telefonino? O chiami "Striscia la notizia"? A volte dimostrare un sopruso non è così facile, devi raccontare troppi particolari che una volta detti suonano come dettati da rancori personali e... attenzione! Se non si riesce a dimostrare una reale situazione di mobbing si rischia il licenziamento: oltre alla beffa il danno.

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Ecco un esempio di mobbing difficile da dimostrare

Una mattina come tante in una scuola superiore, la collaboratrice scolastica addetta al piano, sta facendo sorveglianza durante l'intervallo.

Premessa:

avete mai visto una scuola durante la "ricreazione" o intervallo o pausa delle 10.30, che dir si voglia?
Immagino di si, ma voglio farvi un breve riassunto: ancor prima che suoni la campanella si spalancano le porte delle aule e orde di giovani barbari si riversano nei corridoi correndo verso i bagni o le macchinette di bevande e merendine, oppure negli spazi adibiti al fumo, il tutto condito da un marasma di rumori che vanno dall'urlo dello scuoiato vivo, alle risate di un' intero branco di jene ridens... va bene, è giusto così, è l'età, magari meno corretto è riempire i gabinetti di interi rotoli di carta igienica, o sapone per le mani con relativo dispenser, o pacchetti di sigarette vuoti, è poco corretto fare i bisogni fuori dal water o sputare sul pavimento, usare le scope e le palette per fare la battaglia, smontare le porte e lanciarle nei corridoi, prendere a calci i cestini della carta, buttare per terra bicchierini di caffè, lattine di coca, brandelli di tramezzini, ecc. e tutti fumano... nei gabinetti, o sul terrazzo e tutti buttano le cicche per terra, nei lavandini, nei cestini della spazzatura, sui davanzali, nei corridoi, nelle scale. Nelle aule incustodite volano quaderni, gessi, matite, penne, bucce d'arancia, pezzi di merenda... E tutti hanno gli auricolari per ascoltare musica e parlano al cellulare.


Torniamo alla nostra collaboratrice in una mattina come tante altre, immersa in questo marasma di giovani vite di ogni colore e razza.

L'intervallo sta per finire e a fatica si riesce a far rientrare i ragazzi nelle aule, qualche professore è in ritardo, e i ragazzi ne approfittano imboscandosi nei bagni, attardandosi alle macchinette del caffè, pomiciando negli angoli nascosti, insomma, le solite cose.

La collaboratrice cerca di riportare l'ordine e, scopa in mano, tenta di ripulire quel macello di carte, lattine, bicchierini, cicche... quando sente sbattere violentemente la porta di uno dei bagni e subito dopo vede arrivare a passo sostenuto, sigaretta in bocca, uno dei ragazzi inseriti in un progetto di recupero: rasato, pantaloni a metà sedere con mutanda in vista, borchie, tatuaggi, piercing... E fin qui nulla di anomalo, in quella scuola tutto è permesso, berrettini, bandane, pance scoperte, tanga in bella vista, mangiare in classe, ecc.

La collaboratrice lo guarda e capisce che è su di giri, sta imprecando a bassa voce e si dirige verso la macchinetta del caffè, lei si avvicina, e con calma cerca di convincerlo a tornare in classe. Lui borbotta qualcosa poi dice che si fa un giro... ne fa 20 di giri! Lei gli ripete di andare in classe e lui per tutta risposta inizia ad urlarle in faccia di non rompergli i c..., porca M..., porco D..., che c... vuoi putt... ecc. ecc. Ciliegina sulla torta le sputa ripetutamente addosso.

Non è la prima volta che uno "studente" insulta una collaboratrice o si lascia andare a gesti violenti e non è la prima volta che detto personale si rivolge al vicepreside perché prenda provvedimenti (e visti i risultati...), ma questa volta la collaboratrice chiede anche che venga rispettata la sorveglianza da parte dei professori preposti a questo compito (e che per questo hanno un incentivo economico extra in busta paga) e chiede anche se lasciare questi ragazzi liberi di scorrazzare per la scuola a tutte le ore sia una metodologia attuata per attenuare il loro grave disagio psichico, perché se così fosse gradirebbe esserne informata in modo da poter affrontare le situazioni con metodo e cognizione di causa; insomma, avere strumenti per aiutare e collaborare realmente.

La collaboratrice è in vicepresidenza e aspetta una risposta che non arriva, il vicepreside si alza ed esce, lei lo segue e aspetta che lui le risponda. Poiché lui non lo fa, lei lo sollecita. Con fare scocciato e quasi borbottando, lui si degna di rispondere che no, non devono uscire dalle classi, che il ragazzo poverino, aveva avuto una brutta mattinata perché convocato con i genitori in presidenza, e che i professori erano presenti nelle ore di sorveglianza, chi le aveva detto che non c'erano? "Chi pensi che me l'abbia detto, idiota? Ci sono io al piano e so bene cosa succede e lo sai bene anche tu!" pensa lei, ma tace, non può dargli dell'idiota... non ora.

Parlare con una persona che ti gira le spalle e intanto cammina a passo svelto cercando di seminarti non è facile e, a dire il vero, ti senti anche un po' scema; ma è la prassi, ogni volta che ti rivolgi a un superiore, o non ricevi risposta, o ti girano le spalle e borbottano qualcosa al volo.

Ma è difficile rappresentare la scena a parole, non si possono far capire le espressioni del volto e degli occhi, i silenzi, la bocca storta in una smorfia di fastidio, i sospiri di "ma cosa vuole questa qui?", le scrollate di spalle come per togliersi un insetto noioso e molesto, quella camminata veloce girandoti le spalle come a voler negare la tua presenza e mantenere le distanze, il tono delle risposte, secco, aspro, di sufficienza "cosa vuoi sapere tu di didattica, di come si gestisce una scuola?", come si fa a spiegare cosa si prova quando vedi che non va neppure in classe a dare una sgridatina (almeno quella) al ragazzo che ti ha sputato addosso e nel tuo posto di lavoro? Non solo per la persona insultata in sé ma per la struttura dove avviene il fatto, nel posto dove dovrebbero insegnarti a vivere, a capire qualcosa del mondo e di te stesso, almeno i primi rudimenti, visto che le famiglie non sono in grado di farlo.

Comunque la storia come sempre, finisce lì, nessun provvedimento; e i ragazzi, forti di questo silenzio, si sentono liberi, anzi, autorizzati a continuare con il loro atteggiamento distruttivo.

 Questo è uno dei tanti episodi;
quando hanno distrutto a calci la porta di uno dei bagni, pochi giorni dopo, la stessa collaboratrice decide di non intervenire, memore dei fatti precedenti, ormai consapevole dell'inutilità della sua presenza e, soprattutto, non ha voglia di farsi insultare per l'ennesima volta. Citofona alla collega che avvisi il vicepreside, mentre arriva un professore che urla come un pazzo, chiede alla collaboratrice com'è successo, come dire: "tu dov'eri?". E qui sorge spontanea una domanda visto che non è ora di ricreazione e i ragazzi dovrebbero essere in classe: "Dov'eri tu, esimio professore?". Perché dovete sapere che se i ragazzi spaccano la scuola non è colpa loro ma dei bidelli che "non erano al piano" (e non importa che in realtà il personale fosse al suo posto o a svolgere altre mansioni) o non sono intervenuti... la colpa non è dei professori che li fanno uscire dalle classi durante le ore di lezione, che non li puniscono se commettono atti come quello sopra riportato, e che spesso sembrano intimoriti dai loro alunni. No.

Il problema grave è che il personale ausiliario è tenuto a distanza, ritenuto bassa manovalanza, ignorante e incompetente, (senza considerare che gran parte di detto personale vanta titoli di studio: la maggior parte ha un diploma e molti hanno fatto studi universitari o hanno una laurea) perciò non lo si fa partecipe del processo educativo, dei sistemi adottati nei casi di soggetti problematici, non si conosce la filosofia di fondo che accompagna l'insegnamento, il *POF è solo un pezzo di carta, ricolmo di retorica e qualunquismo, non una sola parola corrisponde a realtà.

La voglio dire tutta:

cosa pretendete da insegnanti che quando vanno al bagno non tirano la catena o fanno pipì nel lavandino schizzando i rubinetti e le piastrelle? Da professori che ti insultano mentre sei lì che lavi il corridoio (e intanto ti ci camminano sopra!) dicendoti che il loro bagno è sporco "da ieri pomeriggio"? Non serve dirgli che da ieri pomeriggio il bagno è stato lavato già tre volte! e che chi lo sporca in quel modo indecente sono proprio loro! Non serve perché mentre tenti di rispondere ti voltano le spalle e se ne vanno... è la politica della scuola, insulto e ritirata strategica per impedirti di difenderti, per farti sentire che non conti nulla, che la tua parola vale quanto la visione del loro sedere.

Ho lavorato in diverse scuole in questi 27 anni e in tutte ci sono stati contrasti, litigi, dispetti... insomma le solite cose che accadano quando si vive e si lavora in gruppo, ma ci sono state anche occasioni di incontro e di dialogo, sono nate amicizie che dopo tanti anni durano tutt'ora, c'è stata condivisione e aiuto reciproco e non solo nell'ambito lavorativo. Ma in questi ultimi anni ho lavorato in scuole dove tutte le mie convizioni sono crollate miseramente. Mi fermo qui, perchè troppo avrei da dire e troppo ho detto, volevo scrivere qualcosa di generico, di impersonale ma ci sono ancora dentro fino al collo e non è facile parlarne con distacco.

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È chiaro, e aggiungo per fortuna, che non sono tutti così, ci sono tantissimi operatori volenterosi e seri, professori che fanno il loro lavoro con amore e dedizione e che tentano di riparare i danni di un'incuria nella gestione del comparto scuola che dura da anni.

Ci sono presidi e segretari che collaborano con il personale, anche quello di terzo livello; sanno ascoltare e rispondere intelligentemente. Sanno che la vera missione è il dovere e il piacere di agire ognuno con il proprio ruolo ma insieme per il bene dei ragazzi; perché sono lì per crescere, per acquisire quegli strumenti che faranno di loro degli uomini e donne consapevoli e preparati ad affrontare il mondo... loro sono il futuro... e adesso è in mano a dei bistrattati volenterosi "sull'orlo di una crisi di nervi".

Alla prossima!
Renata

*Ecco le finalità dichiarate nel POF (piano dell'offerta formativa) del suddetto istituto:

Finalità

L'istituto persegue le seguenti finalità educative e formative

Promuovere l'istruzione per il pieno sviluppo della persona, nel rispetto dei ritmi dell'età evolutiva, nelle sue componenti fisiche, intellettuali, emotivo-affettive, sociali ed etiche Valorizzare la diversità delle attitudini e dei risultati formativi, garantendo a tutti il diritto alla formazione e al recupero dei deficit formativi, promovendo la motivazione allo studio, rimuovendo comportamenti di competitività, di indifferenza e di devianza comportamentale Sviluppare la capacità di comprendere e rispettare le diversità culturali ed il valore dei diritti umani e in particolare della salute, dell'ambiente, della pace e della cooperazione fra i cittadini e fra i popoli Promuovere il valore della dignità del lavoro nelle sue varie forme, indipendentemente dai ruoli e dalle funzioni, realizzare una comunicazione ed una interazione attiva e significativa tra tutte le componenti responsabili del processo formativo per far acquisire ai giovani comportamenti, abilità, esperienze che possano migliorare la qualità della vita e dell'ambiente che trovano origine e giustificazione nelle seguenti fonti:
Costituzione Italiana, Legge 59/97, art. 21 sull’autonomia scolastica, D.M. 275/98- Regolamento dell’autonomia, Statuto dei Diritti e dei Doveri degli studenti, Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. la tradizione scientifica e pedagogica orientata alla promozione dello sviluppo della persona e al miglioramento della qualità della vita per se stessi e per gli altri.

Leggi anche: -Valutazione del danno psichico in ambito INAIL-
-Mie riflessioni su malattia e lavoro-


Un articolo del Corriere sul Mobbing

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dal 2 Luglio 2007: